Ribera

Ribera è un Comune in provincia di Agrigento che conta poco meno di 20.000 abitanti. Questa ridente cittadina si estende su un’ampia pianura a 230 metri sul livello del mare, da cui dista circa 7 km.

riberaGrazie alle presenza di tre corsi d’acqua: i fiumi Magazzolo e Verdura (di cui quest’ultimo delimita i confini di Ribera con i comuni di Sciacca e Caltabellotta ad ovest); e Platani, che segna i confini del territorio con il comune di Cattolica Eraclea, il territorio si presenta particolarmente adatto alla coltivazione, grazie anche alla sua posizione geografica e al clima favorevole. Le prime coltivazioni di queste terre, anticamente chiamate “Allava”, risalgono all’epoca medievale e riguardavano produzioni variegate: riso, cotone, grano, agrumi, mandorle, olive e numerose varietà di uva, frutta di stagione ed ortaggi.

Il territorio di Ribera è ricchissimo di testimonianze archeologiche che documentano una lunga frequentazione nella preistoria oltre che nell’età medievale, reperti adesso esposti nei principali musei della Sicilia. Le prime segnalazioni risalgono al 1895, quando Paolo Orsi riportò la notizia del rinvenimento sul Monte Sara di una tomba a grotticella contenente otto vasi castellucciani, oggi al Museo di Siracusa. Molte ricerche hanno rilevato una particolare concentrazione di necropoli databili dal Neolitico all’Età romana. Tra il 1985 e 1987 è stata indagata una vasta necropoli costituita da tombe a grotticella scavate nel costone roccioso di Contrada Castello, ad ovest del moderno paese di Ribera. Le tombe sono costituite da piccole grotticelle ipogeiche precedute da pozzetto, tipologia sepolcrale che caratterizza l’Età Eneolitica (metà IV - ultimi secoli del III millennio a. C. In contrada Ciavolaro, sul costone calcarenitico che delimita ad est l’altopiano su cui sorge la città, si aprono numerose tombe a grotticella e a camera, del Bronzo antico (fine III millennio- XV sec. a. C.) violate in antichità. I materiali documentano un uso continuato nel tempo, nel Bronzo antico, con i numerosi vasi castellucciani, a decorazione geometrica dipinta, e le tazze della facies Rodì-Tindari (a superfice monocromatica grigia), fino alla Media età del Bronzo, con vasi che preludono alle tipiche tipologie della facies di Thapsos.

ribera2Al di là delle testimonianze archeologiche che testimoniano quella che fu già un’arcaica e assidua frequentazione della zona del riberese, le vere e proprie origini di questo grosso centro dell’agrigentino sono invece relativamente giovani, e risalgono alla prima metà del 1600. Esse sono legate al paese di Caltabellotta, da cui proveniva il fondatore, Luigi Guglielmo Moncada Principe di Paternò e Conte di Caltabellotta. Con la fine delle incursioni dei Turchi in Sicilia, egli, oltre a voler valorizzare il Feudo della “Piana di Stampaci” detto anche “di San Nicola” (corrispondente più o meno all’attuale quartiere di Sant’Antonino), decise di risparmiare le fatiche e le energie che i propri contadini spendevano per recarsi da Caltabellotta ai campi, perciò volle fondare un centro in cui questi si sarebbero trasferiti, rimanendo alle sue dipendenze. Da quest’area era possibile dominare gran parte del territorio e fruire delle sorgenti d’acqua. Il nome della nuova fondazione, che si sviluppò attraverso strade larghe e bene allineate, rispettando criteri urbanistici d’avanguardia, probabilmente derivò dalla moglie del principe, Maria Afan de Ribera, figlia del Duca di Alcalà. Secondo l’atto del notaio Vincenzo Scoma, custodito presso l’archivio di Stato di Sciacca, la data di nascita ufficiale di Ribera è il 25 febbraio 1636.

Nel decennio 1640-1650 la popolazione di Ribera fu più che raddoppiata arrivando a 496 persone, così nel 1655 la cittadina ebbe la sua prima Chiesa, intitolata a San Nicola e successivamente a Sant’Antonino. Al Duca di Bivona si devono l’indipendenza da Caltabellotta e l’assegnazione di un territorio che includeva tutti i feudi compresi tra i fiumi Verdura e Magazzolo e tra Calamonaci e il mare.

Da una famiglia facoltosa proveniente da Palazzo Adriano nacque Francesco Crispi, che ebbe i suoi natali proprio in questa cittadina; figlio del politico rivoluzionario Tommaso, Francesco seguì le orme del padre diventando rappresentante del Comune di Ribera al Parlamento Siciliano di Palermo. Dopo lo sbarco dei Mille, venne costituito un Consiglio Civico e successivamente il 10 aprile 1861 il Comune godette per la prima volta delle maggiori libertà amministrative e fu eletto il Consiglio Comunale. In quegli anni venero soppresse le risaie, fonti di gravi malattie come la malaria. Furono anni in cui la miseria e la fame attanagliarono buona parte della popolazione. Dopo la Prima guerra mondiale la questione della lotta al latifondo entrò nel vivo anche a Ribera: la popolazione lamentava l’assenteismo del Duca di Bivona che da Madrid godeva delle sue ricchezze senza nessun contatto diretto con le proprietà e con i lavoratori. Nonostante i numerosi scontri d’interessi politico-economici legati al predominio sul territorio, alla fine, grazie all’affermarsi delle cooperative agricole, alla nascita delle prime banche e a tutta una serie di potenziamenti e razionalizzazioni dell’agricoltura, iniziò una vera e propria fase di ripresa per Ribera; che pian piano iniziò ad affermarsi come uno dei primi centri della Sicilia per produzione di agrumi. Venne inaugurato il borgo rurale intitolato ad Antonio Bonsignore, distante 13 km dal paese e vicino al mare. Con la Seconda guerra mondiale, i numerosi bombardamenti che subì Ribera costrinsero la popolazione ad abbandonare il centro abitato e a rifugiarsi nelle campagne, dove, intorno al 1946, i partiti di sinistra al potere determinarono la definitiva fine del latifondo.